Wednesday October 22nd 2014
Pubblicato il: venerdì, agosto 16th, 2013

Riforma Pensioni Giovannini governo Letta: punti base revisione Legge Fornero, requisiti età, 40 anni contributi, lavoratori precoci

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Certo che la riforma delle pensioni è rinviata al dopo estate, semmai si farà, sarà discussa insieme ai punti che dovranno poi costituire il testo da formalizzare per la legge di stabilità 2014. I punti base che dovrebbero essere sottoposti a revisione da parte del Governo sono i seguenti:

1.Gli adeguamenti stabiliti dall’ex Governo tecnico e approvati con la legge Fornero, prevedono + 3 mesi a partire dall’anno in corso e applicabili anche ai lavoratori che a prescindere dall’età anagrafica optino per la pensione perché in possesso dei requisiti contributivi. Prima dell’approvazione della Fornero erano sufficienti 40 anni di contributi, dal  2012 invece  sempre in virtù dei requisiti richiesti dalla normativa Fornero è richiesto il raggiungimento di 42 anni e 5 mesi se trattasi di lavoratore,  41 anni e 5 mesi se invece lavoratrice. A partire dal 2014 invece sarà necessario aggiungere un mese, e dal 2016 invece 4 mesi perché tale è la stima di vita prevista. A partire dal 2019 scatta l’adeguamento biennale per arrivare al 2050 quando l’adeguamento sarà portato a 4 anni. Una revisione degli adeguamenti si rende necessaria secondo alcune parti sociali che non condividono questa scala di progressione.

2.La legge Fornero tra le tante negatività contenute e purtroppo approvate, alle quali si cerca d tamponare con decreti e proposte di legge, ha allungato la soglia dell’età pensionabile e previsto una gradualità di tempi, età, anni di contribuzione nel tempo, che alla fine dovrebbe portare all’equiparazione tra uomini e donne dell’età minima di pensionamento. L’effetto peggiore oggi si rileva per le donne del pubblico impiego le quali, se nel 2011, con il raggiungimento di  61 anni potevano già sperare di chiudere i battenti con il posto di lavoro, nel 2012 hanno visto l’innalzamento a 66 anni.  Dal 2013 a tanto, deve aggiungersi l’adeguamento di stima di vita di 3 mesi. Nel 2018 è previsto che tutti i lavoratori, senza distinzione di mansioni e settore lavorativo, potranno aspirare alla pensione al compimento dei 67 anni se in possesso di almeno 20 di anni di contribuzione versata. La proposta al vaglio della Commissione lavoro prevede una soglia inferiore ‘età, 62 anni, purchè si abbiano però 35 anni di contributi e con accettazione di penalizzazioni sul montante pensionistico.

3. Se va in porto la previsione di poter andare in pensione a 62 anni, con 35 di contributi, il lavoratore deve anche accettare l’applicazione di penalizzazioni sull’assegno pensionistico maturato a quella data: un percento in meno per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 e aumento al 2% per ogni in più rispetto ai 60. Sono esclusi solo coloro che documentano un’anzianità contributiva derivante esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, in essa non contemplando periodi di astensione obbligatoria, servizio militare, malattia, infortunio e cassa integrazione guadagni ordinaria. Al di fuori di queste ipotesi, ci sarà l’applicazione di quanto detto sopra. Proposte avanzate di revisione di questa modalità di pensionamento e decurtazione, invocano l’abolizione della penalità e la diminuzione del requisito età per ottenere la pensione anticipata, fissandolo a 41 anni.

4. Il regime sperimentale per le lavoratrici dipendenti prevede che possano andare in  pensione a 57 anni di età, sempre aggiungendo dal 2013 i 3 mesi in più, e 35 anni di contributi, sempre che si accetti anche la prevista decurtazione. Quindi il requisito anagrafico è l’aumento di un anno per le lavoratrici autonome. Dal raggiungimento di tale requisito deve passare un anno di finestra mobile (18 mesi se autonome) e si potrà andare in pensione solo se raggiunti tutti i parametri, entro il 2015. Nessuna previsione in questo settore  di eventuali differimenti e limitazioni per l’accesso alla pensione. Si pensa che il Ministro Giovannini possa allargare per le sole donne la data. Infatti il regime sperimentale non va a pesare sui conti dello Stato per le modalità previste per il pensionamento perciò  l’allungamento dei termini potrebbe essere favorevole.

5. Dal 01.01.2012 per tutte le anzianità contributive raggiunte a tale data, il sistema di calcolo della quota pensione sarà conteggiato in  base al metodo contributivo. Tanto sarà diretto  ai lavoratori che entro il 1995 hanno raggiunto 18 anni di contributi. Miglioria in un senso, ma non per quel che concerne i cd. “diritti acquisiti”  per quei lavoratori che potranno andare in pensione con importi maggiori a confronto di quei soggetti che andranno sotto il sistema misto o totalmente contributivo.

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