Saturday October 25th 2014
Pubblicato il: mercoledì, giugno 19th, 2013

Riforma pensioni governo Letta: penalizzazioni, incentivi, decurtazioni, scuola, esodati

Riforma-pensioni-governo-Letta-penalizzazioni-incentivi-decurtazioni-scuola-esodatiAncora una volta l’annosa questione della riforma delle pensioni è la gatta da pelare per il governo Letta: il sistema di penalizzazione prevederebbe una decurtazione di 209 euro nell’ipotesi di coloro i quali decidessero di andare in pensione a 62 anni sino ad arrivare ad una perdita di 59,54 euro per chi invece optasse di arrivare alla fatidica età di 65 anni.

I provvedimenti, si sa, mirano ad incentivare il pensionamento al fine di liberare posti di lavoro per i giovani che intendono affacciarsi al mondo del lavoro, ma il grosso rischio è (secondo la CGIL) quello di penalizzare sempre e solo i pensionati.

Si pensa inoltre ad un accesso alla pensione anticipata che sia addirittura “parziale” per i dipendenti del comparto scuola soprattutto per favorire l’inserimento il personale femminile della scuola che potrebbe accedere all’istituto pensionistico con tempistiche migliorative rispetto a quelle attuali e diverse rispetto a quelle degli uomini.

In questo modo avrebbero un senso i mega concorsi per assumere nuovi insegnanti e le infinite graduatorie in cui personale docente e non docente giace dimenticata in un limbo senza fine anche a causa della riforma Fornero che ha fatto letteralmente dimezzare i pensionamenti, da circa 28mila dello scorso anno a 14.522 previsti per il settembre di quest’anno tra docenti e personale ata.

Si prospetta inoltre un autunno caldo con la prossima legge di stabilità pronta ad essere varata dopo un attento monitoraggio che riguarderà centinaia di migliaia di lavoratori esodati (secondo le stime della cgil) rimasti orfani del paracadute dei provvedimenti che sinora sono stati varati;

parliamo di categorie di lavoratori colpiti direttamente o trasversalmente dalla contrazione economica che non ha risparmiato quasi nessuno: pensiamo in particolar modo ai lavoratori che utilizzando il sistema del versamento volontario dei contributi e cessando dal servizio in base ad accordi personali o di categoria, si ritrova a dover aspettare il gennaio del 2015 per poter intravedere la tanto sospirata pensione; ma dobbiamo menzionare anche chi è stato licenziato senza alcun accordo sindacale ed anche chi,essendo in mobilità, non riesce a soddisfare i requisiti per poter maturare una pensione.

Il Ministro del Lavoro Enrico Giovannini si è dichiarato pronto a rivedere la situazione degli esodati anche per smussare le asperità del decreto “Salva Italia” , concepito con ovvi criteri di rigidità e severità, ma sappiamo bene che solo alcune categorie potranno essere oggetto di riesame.

Ciò che lascia ben sperare è la possibilità di un sistema flessibile di pensionamento di vecchiaia che consenta a chi avendo 62 anni di età e 35 di contributi, la possibiltà di accedere alla pensione seppur con un ribasso di circa il 10-15%.

In questo modo sarebbero coinvolte anche le categorie di lavoratori non protetti dai provvedimenti di salvaguardia che vanno ad ingrossare le fila di un esercito di delusi e sfiduciati per il proprio presente e per il futuro delle nuove generazioni.

2 Comments for “Riforma pensioni governo Letta: penalizzazioni, incentivi, decurtazioni, scuola, esodati”

  • Flavia scrive:

    Ma non capisco perché devono essere premiati i ” somari ” 35 anni di contribuzione e 62 anni di età e chi ha 41 anni di contribuzione e 61 anni di età cosa deve fare morire sul lavoro ? W i fuori corso!!! io avevo fatto progetti dopo una vita di sacrifici ma non bastano 40 41 e forse nemmeno 42? Ma perché non deve lavorare un altro al posto mio? …ed i giovani stanno a guardare…. Non so chi è la testa pensante, ma dovrebbe sottoporsi ad un controllo funzionale!

  • carlo scrive:

    60 anni di età + 33 anni di contributi senza penalizzazioni oppure 40 anni di contributi a prescindere dall’età. Questa è la riforma da approvare per fare spazio ai giovani. La legge deve essere uguali per tutti politici compresi. Annullare le pensioni d’oro e portarle ad un massimo di 3.500 €uro mensili.


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